Washington passa dai test ai contratti per proteggere le basi dagli sciami di droni. A Bruxelles piani e fondi crescono, ma la rete europea è attesa solo per fine 2027. L’Italia gioca su più tavoli.
Proteggere le basi militari dai droni è ormai una priorità industriale oltre che operativa. Negli Stati Uniti il dossier è passato dai test ai contratti: l’Esercito ha assegnato 4,15 miliardi di dollari a dieci aziende per costruire uno scudo anti-drone domestico. Inside Defense parla di contratti della task force controdroni con un tetto di spesa di 7 miliardi per l’iniziativa Domestic Shield. Intanto il Dipartimento della Guerra ha comunicato il 5 ottobre la scelta dei primi quattro sistemi ad energia diretta per un pilota operativo nelle installazioni militari.
Il programma, coordinato dalla JIATF-401, metterà alla prova laser e armi a microonde di AeroVironment, Epirus, Kord e Boeing. Sotto esame ci saranno prestazioni, costi e sostenibilità in condizioni reali, come tassello di una difesa aerea a più strati.

Droni a sciame lanciati dalla Holland Drop Zone a Fort Bragg, nella Carolina del Nord. (Army Staff Sgt. Brandon Hocson)
La logica è quella dell’economia della difesa: usare un intercettore da un milione di euro contro un drone da poche migliaia è un’equazione che non regge, e da mesi ricorre nel dibattito europeo. L’energia diretta promette un costo per ingaggio molto più basso, ma dovrà dimostrare affidabilità con meteo avverso, contro più bersagli contemporanei e con ritmi d’impiego prolungati.
Resta l’incognita dei fondi. Il Pentagono sta lanciando la terza fase della competizione sui droni mentre si profila un finanziamento provvisorio, e il Dipartimento prepara un nuovo Autonomous Warfare Command.
La risposta europea
Sul Vecchio Continente il passo è più lento e frammentato. La Commissione ha inserito la difesa anti-drone tra i quattro progetti bandiera della Roadmap 2030: la piena operatività della rete è attesa per fine 2027, l’Eastern Flank Watch per il 2028. A febbraio è arrivato l’Action Plan on Drone and Counter-Drone Security, accompagnato da un bando da 250 milioni che copre fino al 90% dei costi dei progetti nazionali.
Il 1° ottobre Bruxelles ha annunciato altri 130 milioni, portando oltre il mezzo miliardo i fondi degli strumenti per gli Affari interni destinati a sorveglianza e anti-drone; con SAFE, inoltre, gli Stati si sono impegnati ad acquisti congiunti. Le cifre restano contenute rispetto alle ambizioni. Per droni e controdroni l’EDIP prevede 110 milioni su 1,5 miliardi nel biennio 2026-27. Secondo Formiche, per superare l’impasse i Paesi dell’Est si sono mossi da soli: la Polonia con un anti-drone wall da 3,8 miliardi, la Finlandia con 44 milioni per la Guardia di frontiera, l’Estonia con il Baltic Drone Wall. L’Italia
Il nostro Paese è coinvolto su più piani. Sul versante industriale Leonardo è indicata come protagonista dell’iniziativa europea. Su quello operativo, a settembre gli Eurofighter dell’Aeronautica schierati in Lituania hanno intercettato un drone che aveva violato lo spazio aereo lituano. Il tema tocca anche il territorio nazionale: ad agosto è stato segnalato un drone non identificato su una base della Marina USA in Italia, e a gennaio un drone con droga e telefoni è stato intercettato nel carcere di Poggioreale.
Sul piano finanziario Roma ha prenotato 14,9 miliardi dal fondo SAFE. Crosetto lo ha definito uno strumento di finanziamento della spesa già prevista, non un’uscita aggiuntiva. Quanta parte di quelle risorse andrà ai controdroni è ancora da vedere.
A fine settembre, poi, El Mundo ha riportato un presunto avviso della CIA su possibili attacchi con droni russi lanciati da navi contro Italia, Spagna e Francia; Macron ha smentito, e da Roma l’allarme è stato giudicato privo di conferme. L’episodio dice però quanto sia cresciuta la percezione di vulnerabilità.
La partita, da una sponda all’altra dell’Atlantico, è la stessa: sensori, comando e controllo, effettori a basso costo e produzione in serie. Gli Stati Uniti sono già ai test sul campo. All’Europa tocca trasformare piani e fondi in sistemi schierati entro il 2027.



