Difesa europea, l’allarme dell’EDA: aumentano gli investimenti ma restano grandi lacune

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L’Europa sta spendendo di più per la difesa, ma il problema non è più soltanto quanto investire. È soprattutto come trasformare quei soldi in capacità militari realmente disponibili, interoperabili e sostenibili nel tempo. È questo uno dei messaggi centrali del primo Defence Readiness Report dell’European Defence Agency (EDA), che fotografa una situazione nella quale gli Stati membri hanno accelerato gli investimenti ma devono ancora colmare diversi vuoti considerati critici.

Il rapporto arriva mentre l’Unione europea punta alla piena preparazione della propria difesa entro il 2030. E proprio la distanza tra gli obiettivi e le capacità effettivamente disponibili rappresenta uno degli elementi più significativi dell’analisi. L’EDA rileva progressi importanti nella spesa, nello sviluppo delle capacità e nella preparazione dell’industria, ma sottolinea che questi sforzi non si sono ancora tradotti in forze sufficientemente pronte e sostenibili per affrontare un conflitto di lunga durata.

Droni e difesa aerea tra le priorità

Tra le principali lacune individuate ci sono difesa aerea e antimissile, capacità terrestri, forze navali, droni e sistemi anti-drone, oltre alle scorte di munizioni. Sono esattamente alcune delle lezioni emerse dalla guerra in Ucraina e dalla trasformazione del campo di battaglia negli ultimi anni.

Il drone, in particolare, non viene più considerato soltanto come una tecnologia emergente. È ormai parte integrante della guerra contemporanea: ricognizione, acquisizione degli obiettivi, attacco, guerra elettronica e saturazione delle difese. Di conseguenza, la capacità di produrre droni in quantità deve essere accompagnata dalla possibilità di individuarli e neutralizzarli con sistemi economicamente sostenibili.

La stessa Unione europea ha indicato droni e counter-drone tra le aree prioritarie, insieme alla difesa aerea, alla precisione a lungo raggio e alle capacità spaziali.

Il problema delle munizioni

Un altro capitolo decisivo riguarda le scorte e la capacità produttiva di munizioni. La guerra in Ucraina ha riportato al centro una dinamica che sembrava appartenere alla guerra industriale del Novecento: non basta possedere sistemi d’arma sofisticati, occorre poterli alimentare per mesi o anni.

Questo significa aumentare la produzione, assicurare le catene di approvvigionamento e soprattutto evitare che le singole forze armate europee continuino a sviluppare sistemi differenti senza una sufficiente compatibilità.

È anche una questione industriale. L’Europa deve infatti riuscire a produrre più rapidamente ciò che serve alle proprie forze armate, riducendo le dipendenze esterne quando esistono alternative europee praticabili. Il Parlamento europeo ha individuato tra le principali lacune proprio missili e munizioni, droni e sistemi anti-drone, capacità spaziali, mobilità militare, cyber, intelligenza artificiale e guerra elettronica.

Dalla spesa alla capacità militare

È probabilmente questo il passaggio più importante del rapporto EDA. Aumentare i bilanci della difesa non è sufficiente se gli investimenti non producono capacità disponibili sul campo.

L’Europa deve quindi affrontare contemporaneamente tre problemi: acquistare più rapidamente, produrre di più e coordinare meglio gli Stati membri. Una parte della risposta passa dai programmi comuni. Il rapporto EDA sui progetti PESCO mostra, per esempio, che diversi programmi stanno entrando nella fase di consegna e stanno producendo capacità concrete nei settori della mobilità militare, della cyber-difesa, dell’intelligenza artificiale, della guerra elettronica e della sicurezza marittima.

Ma la sfida resta enorme. La nuova difesa europea dovrà essere capace di combattere in un ambiente nel quale droni, satelliti, sensori, guerra elettronica, missili e intelligenza artificiale sono collegati nello stesso ciclo operativo.

Ed è qui che il rapporto dell’EDA diventa più di una fotografia dei bilanci. È una fotografia della guerra che sta arrivando: meno legata alla quantità di singoli grandi sistemi e sempre più dipendente dalla capacità di collegare uomini, macchine, dati e industria in un unico sistema di combattimento.

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Sistemi d'arma
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