Walther P38, le armi della seconda guerra mondiale

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La Walther P38 è stata la pistola d’ordinanza dell’esercito tedesco. L’arma venne progettata nel 1938, per questo prese la sigla P38, adottata dall’esercito tedesco nello stesso anno ma la distribuzione cominciò solo nel 1940. Nel 1939 divenne anche la pistola d’ordinanza dell’esercito svedese con la sigla M39. La Walther, commercializzò anche il modello “P.38” (con il “punto” tra lettera e numero per aggirare il divieto di vendita di armi con denominazione militare), destinato al mercato civile. Erano, ad esempio, P.38 civili le armi corte acquistate in piccolo numero dalla RSI. Con vari restyling sopravvisse nel dopoguerra e rimase in uso fino agli anni ’70. Doveva sostituire la Luger nell’approvvigionamento dell’esercito di Berlino. Le fu affiancata, visto che la mitica P08 non venne mai del tutto accantonata

La P38 nasce in calibro 9mm Parabellum, ma è stata prodotta fino al 1978 anche in calibro 7,65 × 21 mm parabellum e in piccole serie in cal. .38 Super, .45 ACP e .22 Long Rifle. In Italia è facile trovare P38 modificate nel secondo dopoguerra in calibro 9 × 21 mm IMI.

Il funzionamento della Walther P38

La P38 può essere descritta come una pistola semiautomatica con chiusura geometrica a blocco oscillante, scatto ad azione singola/azione doppia, cane esterno, mire fisse e carrello aperto. Fu un progetto avveniristico: un’arma a doppia azione in un periodo storico nel quale le pistole più avanzate erano ad azione singola e non avevano una sicura inerziale al percussore. La P38 introdusse soluzioni oggi considerate essenziali per una pistola destinata all’uso militare.

La chiusura “a blocco oscillante” (brevetto Walther) è tipica di quest’arma: sotto la canna c’è un blocco macchinato di forma complessa, dotato di due alette o “tenoni” laterali; questi creano il vincolo con il carrello, sistemandosi, in fase di chiusura, in due recessi ricavati nello stesso. Durante la fase di sparo, carrello e canna rinculano solidalmente per circa 8 mm, dopo i quali un pistoncino imperniato sotto la canna e con una punta a profilo parabolico intercetta il fusto e va a premere, dall’altro lato, contro un piano a profilo iperbolico ricavato mediante fresatura all’interno del blocco stesso. La presenza di due piani inclinati, uno ricavato sul blocco oscillante e uno sul fusto, riporta poi il sistema alla sua posizione iniziale nel momento in cui la canna ritorna in chiusura spinta dall’azione delle due molle di recupero. Questo tipo di chiusura è tra le più efficaci in circolazione, tanto da essere riproposta su armi recenti.

Il carrello della Walther P38 è di tipo aperto e ha un’estesa area utile all’espulsione dei bossoli (riducendo così i rischi di un inceppamento derivante dallo svolgimento di questa operazione). In esso è contenuto l’intero sistema delle sicure e sul lato sinistro si trova il comando della sicura manuale; nell’otturatore è inoltre posizionato il percussore, con relativa molla, che è di tipo flottante. Sulla sinistra è montato il massiccio estrattore, e sullo stesso lato è presente la leva della sicurezza manuale. Il fusto è in acciaio macchinato dal pieno (in alcuni esemplari bellici è in lamierone d’acciaio stampato) per le P38 prebelliche o belliche; dopo la seconda guerra mondiale, invece, per alleggerire l’arma, venne adottato un fusto in lega di alluminio per utilizzi aeronautici (duralluminio/avional, lega del gruppo 2000 ad alta resistenza e bassa densità). Un ulteriore miglioramento fu l’introduzione di un traversino esagonale di scarico delle forze nel fusto, onde evitare la formazione di rotture nel fusto di lega leggera in seguito all’interazione tra questo e il blocco oscillante in acciaio. Il fusto contiene anche il traversino rotante per lo smontaggio con relativo comando; oltre a ciò in esso si trovano l’intero gruppo di scatto, l’espulsore e la leva dell’hold open.

La produzione della Walther

Durante la seconda, stante la pressante richiesta da parte delle forze armate tedesche, essa venne prodotta anche da molte altre ditte, quali la Mauser, la Česká Zbrojovka (poi Böhmische Waffenfabrik AG) e la tedesca Spreewerk. A ogni marchio, per motivi di segretezza, fu assegnato un codice in lettere da incidere sull’arma al posto del nome in chiaro. Per esempio le tre ditte citate ebbero codice byf, fnh, cyq rispettivamente. L’esemplare della gallery, nella disponibilità di Vincenzo di Domenico di Biancavilla di Traxarm, è stato prodotto dalla Spreewerk nella fabbrica cecoslovacca di Gattau; l’azienda aveva un centro produttivo anche a Spandau per pezzi d’artiglieria tra cui i temibili 88mm della flak antiaerea. Lo si può desumere dalla punzonatura cyq e dal waffenamt con il numero 88 visibile sull’arma

La P38 negli anni di piombo

Negli anni settanta la P38 venne utilizzata dai gruppi eversivi delle brigate rosse.  I terroristi, soprattutto all’inizio della loro attività si procurarono le armi recuperandole da vecchi depositi partigiani (i partigiani a loro volte le avevano sottratte o sequestrate ai militari tedeschi, dopo la sconfitta quando i soldati della Wehrmacht dovettero cedere le armi)

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Sistemi d'arma
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