Frederick Hartt, il monument man che amava Firenze

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Frederick Hartt Monuments Men
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Amava Firenze, il tenente Frederick Hartt. E da monument man fece di tutto per restituire alla città tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti. L’ufficiale americano dopo la guerra, rimase tanto attaccato a Firenze e ai fiorentini, che gli concessero la cittadinanza onoraria prima e un posto al cimitero monumentale delle Porte Sante a San Miniato quando lasciò questa vita terrena. Sabato 7 maggio 2022, proprio alle Porte Sante, verrà ufficialmente presentata al pubblico la sua tomba restaurata. Frederick Hartt, contribuì alla salvaguardia e successivamente al recupero di preziose opere d’arte della città. Il restauro è stato eseguito per iniziativa del compianto Avvocato Federico Frediani, grazie al contributo del Rotary Club Amerigo Vespucci nel quadro della collaborazione internazionale che caratterizza il club. Alla cerimonia sarà presente la Console Generale degli USA a Firenze, Ragini Gupta, parteciperanno le autorità regionali e comunali e rappresentanti del Nucleo Regionale dei Carabinieri Tutela Beni Culturali.

La storia di Frederick Hartt

Professore e rinomato studioso dell’arte rinascimentale italiana, Frederick Hartt nacque a Boston nel  1914; studi alla Columbia e a Princeton, sempre con il pallino della storia. Trascorse l’estate del 1936 in Europa, dove iniziò ad amare l’arte italiana e il nostro paese. Disse una volta: “Ho perso il mio cuore per l’Italia al momento della mia prima visita in quella bellissima terra”. Si iscrisse quindi all’Institute of Fine Arts della New York University, dove conseguì un Master in Arte italiana nel 1937. Insegnò storia dell’arte al Bennett Junior College di Millbrook, New York dal 1939 al 1941, e poi lavorò come assistente e catalogatore presso la Yale University Art Gallery di New Haven, Connecticut.

Hartt si arruolò nell’aprile 1942 e ricevette l’incarico nell’esercito degli Stati Uniti nel luglio 1943. Arrivò in Italia il 14 gennaio 1944, e fu assegnato come interprete fotografico al 90th Photo Wing Reconnaissance a San Severo. Aveva l’incarico di valutare le foto aeree dopo i bombardamenti per determinare il livello dei danni collaterali subiti dai monumenti vicini. Hartt dovette quindi confrontarsi con la distruzione delle stesse opere d’arte e monumenti di cui si era innamorato anni prima, ma non riuscì ad agire. Desiderava uscire da dietro la sua scrivania e lavorare attivamente per prevenire ulteriori danni. A tal fine, Hartt scrisse una lettera al Maggiore. Ernest T. DeWald, Direttore del MFAA, e chiese di essere trasferito per lavorare come Monuments Man; DeWald approvò la sua richiesta.

Hartt ricevette i suoi ordini e fu trasferito al quartier generale della Quinta Armata degli Stati Uniti a Napoli, in Italia. A Napoli si unì agli Ufficiali dei Monumenti Cap. Deane Keller, Magg. Ernest DeWald, e Lt. Cdr. Perry Cott. Insieme, i Monuments Men in Italia hanno avuto il compito di salvaguardare e recuperare alcune delle opere d’arte più preziose al mondo. Quando l’esercito americano conquistò Roma nel giugno 1944, Hartt compilò un rapporto di valutazione dei danni dei monumenti più importanti della città. Dopo il bombardamento di Firenze, compose un rapporto ufficiale dei danni subiti da monumenti fiorentini così notevoli come gli Uffizi, il Duomo, il Battistero e le chiese di Santa Croce, Santo Spirito e San Lorenzo. Dei sei ponti fiorentini, solo uno, il Ponte Vecchio, era stato risparmiato dagli esplosivi tedeschi.

Le opere d'arte italiane restituite dall'Us Army (ph National Archives)

Un soldato della MP fa la guardia al camion con le opere d’arte rubate dai nazisti e restituite ai fiorentini grazie all’Esercito Americano. 07/23/1945 (National Archives)

Ai primi di agosto del 1944 Hartt partecipò alla scoperta di centinaia di opere d’arte provenienti dalle collezioni pubbliche fiorentine, principalmente la Galleria degli Uffizi e Palazzo Pitti. Le opere erano state evacuate dalla città per motivi di sicurezza da funzionari fiorentini, ma molti oggetti di spicco erano stati saccheggiati dai soldati tedeschi. Sarebbe passato quasi un anno prima che Keller e Hartt scoprissero i capolavori scomparsi nell’Alto Adige, nel nord Italia.

Nel luglio del 1945, in una vecchia prigione nel comune di San Leonardo, Keller e Hartt trovarono dipinti di Caravaggio, Rubens, Cranach e Botticelli. Alcuni giorni dopo, nella rimessa delle carrozze di Castel Neumelans a Campo Tures furono ritrovate opere d’arte di Donatello, Michelangelo e Raffaello. Hartt ha assistito Keller nella preparazione degli articoli per la spedizione a casa a Firenze in treno. Scortato da un distaccamento di sicurezza di sessanta carabinieri, il 21 luglio il treno si è fermato alla stazione di Campo di Marti a Firenze. La mattina dopo, Hartt e Keller parteciparono a una parata di camion militari che entrarono in piazza della Signoria tra gli applausi di migliaia di fiorentini esultanti.

Le opere d'arte italiane restituite dall'Us Army (ph National Archives)

I generali americani Dwight D. Eisenhower, Omar N. Bradley, e George S. Patton ispezionano le opere d’arte rubate dai nazisti e nascoste in una miniera di sale in Germania  (National Archives)

Hartt tornò negli Stati Uniti nel 1946 e divenne professore in visita allo Smith College di Amherst, Massachusetts, dove prestò servizio anche come direttore ad interim dello Smith College Art Museum fino al 1947. Dopo aver completato il suo dottorato di ricerca. dall’Institute of Fine Arts della New York University nel 1949, Hartt ha continuato ad avere una brillante carriera come professore in numerose istituzioni americane, tra cui la Washington University, l’Università della Pennsylvania e l’Università della Virginia. Si ritirò nel 1984.

Per i suoi sforzi in tempo di guerra per preservare e recuperare l’arte italiana, Hartt è stato insignito della Stella di Bronzo. In segno di profondo apprezzamento, il governo italiano lo nominò Cavaliere della Corona d’Italia, cittadino onorario di Firenze, e gli conferì l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Rimase devoto alla conservazione dell’arte per tutta la vita. Ha fatto parte del consiglio di amministrazione dell’American Committee for the Restoration of Italian Monuments, ed è stato membro del Committee to Rescue Italian Art, della Renaissance Society of America e del National Trust for Historic Preservation.

Frederick Hartt morì a Washington, DC il 31 ottobre 1991. Venerdì 5 marzo 1993 la città di Firenze accolse con tutti gli onori l’urna contenente le sue ceneri per la sepoltura presso il cimitero della Chiesa di San Miniato al Monte. Erano presenti entrambi gli autisti di Hartt in tempo di guerra, Franco Ruggenini e l’editore Alessandro Olschki.

Foto per gentile concessione della Collezione Walter Gleason, The Monuments Men Foundation Coll

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Seconda guerra
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