L’Aeronautica ricorda i caduti di Kindu, 60 anni dopo

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I caduti di Kindu rientrano in Italia
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L’Aeronautica ricorda i caduti di Kindu, 60 anni dopo. La 46ª Brigata Aerea ha organizzato una commemorazione per il sessantennale dell’Eccidio; presso il Sacrario di Kindu è stata celebrata una messa dall’Ordinario militare, Monsignor Santo Marcianò. A seguire, all’interno della base della 46ª Brigata Aerea: l’inaugurazione di una mostra fotografica dedicata alla partecipazione della allora 46ª Aerobrigata alla missione ONUC (ONU-Congo) in cui, l’11 novembre 1961, avvenne la tragedia di Kindu; per l’occasione è stato creato anche un annullo filatelico dedicato al sessantennale di Kindu a cura di Poste Italiane; in più un C-119 è riportato per l’occasione ai colori e le insegne dell’epoca della missione ONU in Congo e della relativa targa.

L’eccidio è rimasto nell’immaginario collettivo. L’eccidio avvenne appunto l’11 novembre 1961 a Kindu, nell’attuale Repubblica Democratica del Congo, dove furono trucidati tredici aviatori italiani, facenti parte del contingente dell’Operazione delle Nazioni Unite in Congo inviato a ristabilire l’ordine nello Stato africano durante la crisi del Congo. I tredici militari italiani formavano gli equipaggi dei due C-119 Lyra 5 e Lupo 33, bimotori da trasporto della 46ª Aerobrigata di stanza a Pisa. I due equipaggi italiani operavano da oltre un anno nel Congo, e il 23 novembre 1961 sarebbero dovuti rientrare in Italia. La mattina di sabato 11 novembre 1961 i due aerei decollarono dalla capitale Leopoldville per portare rifornimento alla piccola guarnigione malese dell’ONU, che controllava l’aeroporto poco lontano da Kindu, ai margini della foresta equatoriale. Qui vennero uccisi barbaramente. Per giorni non si seppe nulla della sorte degli aviatori, e lo stesso comando delle truppe ONU temporeggiò per evitare di scatenare una rappresaglia contro gli italiani, senza sapere che questi erano già stati uccisi. Solo alcune settimane dopo l’eccidio il custode del carcere si mise in contatto con i fratelli Arcidiacono, due italiani residenti da tempo a Kindu: questi riuscirono a ricostruire le circostanze dell’eccidio e a contattare le autorità ONU per predisporre il recupero delle salme

Ricordiamo i nomi dei caduti.

Maggiore pilota Amedeo Parmeggiani, 43 anni, di Bologna, comandante della missione

Sottotenente pilota Onorio De Luca, 25 anni, di Treppo Grande (UD)

Tenente medico Francesco Paolo Remotti, 29 anni, di Roma

Maresciallo motorista Nazzareno Quadrumani, 42 anni, di Montefalco (PG)

Sergente maggiore montatore Silvestro Possenti, 40 anni, di Fabriano (AN)

Sergente elettromeccanico di bordo Martano Marcacci, 27 anni, di Collesalvetti (LI)

Sergente marconista Francesco Paga, 31 anni, di Pietrelcina (BN)

Equipaggio del C-119 MM51-6049 (nominativo radio Lupo 33)

Capitano pilota Giorgio Gonelli, 31 anni, di Ferrara

Sottotenente pilota Giulio Garbati, 22 anni, di Roma

Maresciallo motorista Filippo Di Giovanni, 42 anni, di Palermo

Sergente maggiore montatore Nicola Stigliani, 30 anni, di Potenza

Sergente maggiore elettromeccanico di bordo Armando Fausto Fabi, 30 anni, di Giuliano di Roma (FR)

Sergente maggiore marconista Antonio Mamone, 28 anni, di Isola di Capo Rizzuto (KR)

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