F4-U Corsair e le Pecore Nere di Boyington, gli aerei della seconda guerra mondiale

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Vought F4-U Corsair in volo
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F4-U Corsair della Chance Vought Corporation è stato uno dei caccia iconici della seconda guerra mondiale. E uno dei progetti più longevi, visto che è rimasto in produzione fino ai primi anni della guerra in Vietnam, sostituito da un altro pezzo da novanta della superiorità aerea, il McDonnell Douglas F-4 Phantom.

L’aereo venne prodotto dalla Chance Vought Corporation (azienda divenuta successivamente della United Aircraft Corporation), e venne considerato il miglior caccia imbarcato su portaerei della seconda guerra mondiale, ma si dimostrò straordinariamente efficace anche con base a terra ed imbattibile nell’attacco al suolo. Sulle prime non si credette molto alle sue capacità da imbarcato, visto che la Marina americana non lo riteneva adatto a essere imbarcato sulle portaerei. Risolto questo ‘equivoco’, il Corsair e la sua caratteristica struttura ad ala di gabbiano rovesciato, registrò una pazzesca quantità di vittorie aeree. Soltanto nel Pacifico, gli F4-U abbatterono 2.140 aerei giapponesi, a fronte della perdita di 189 Corsair.

F4-U Corsair, storia e progetto

Il Corsair, con la sua particolare struttura, venne progettato da Rex B. Beisel attraverso un processo di evoluzione che la Vought portò avanti prendendo spunto dal Northrop N3A e da altri modelli sperimentali. Un lavoro che serviva per rispondere alle specifiche richieste dall’US Navy  che nel 1938 cercava un nuovo caccia imbarcato.

Grumman Skyrocket

Grumman Skyrocket, incredibile somiglianza con l’A-10 Warthog

Il Corsair vinse la cmpetizione con i rivali Grumman XF5F Skyrocket e il Bell P-39 Airacobra. Il primo prototipò si alzò iln volo nel maggio 1940.  L’anno dopo entrò in produzione, mentre i primi esemplari uscirono dalla linea nel giugno 1942 e furono impiegati nelle squadriglie della U.S. Navy e dei Marines. Alla fine del 1942, la portaerei USS Saratoga, ricevette per prima i “Corsair” sul ponte di volo.

Bell Airacobra

Bell Airacobra

Il Corsair aveva soluzioni avanzate come il carrello totalmente retrattile e i rivetti sostituiti da punti di saldatura, anche se la struttura della fusoliera non era tra le più avanzate. Il motore era molto potente, aveva 2.000 CV; per questo c’era bisogno di un’elica di grande diametro (nei primi modelli era ancora tripala). Per alloggiare l’elica il Corsair aveva l’ala dalla struttura caratteristica a “W” o ala di gabbiano rovesciato (come lo Stuka tedesco, altro aereo iconico della seconda guerra mondiale), per consentire al carrello di non essere troppo lungo dando problemi di sistemazione alare. L’ala comunque riusciva a ridurre la resistenza aerodinamica complessiva e aveva nel suo bordo anteriore, vicino alla fusoliera, i radiatori annegati per il raffreddamento dell’olio. La struttura era a cassone ripiegabile verso l’alto, soluzione moderna applicata poi a quasi tutti gli aerei imbarcati successivi.

L’impiego operativo del F4-U Corsair

Vought F4-U Corsair

Vought F4-U Corsair a Iwo Jima nel 1945

Alla fine del 1942, arrivarono 178 aerei per l’US Navy, ma vennero imbarcati solo un anno e mezzo dopo, nell’aprile 1944. In questo lasso di tempo, il Corsair, entrò in combattimento con i reparti dei Marines basati a terra. Il battesimo del fuoco fu il 13 febbraio 1943, a Guadalcanal. Contro lo Zero, il Corsair doveva combattere sfruttando le manovre ad alta velocità senza lasciarsi coinvolgere nei duelli manovrati. Il suo carico alare era maggiore di quello dell’Hellcat e dello Zero, pur essendo assai snello e leggero rispetto al primo dei due. Il Corsair venne interdetto inizialmente dal volo sulle pur ampie portaerei USA per lungo tempo, mentre gli inglesi poterono schierarlo sulle loro ben più piccole navi già nel 1943. La Royal Navy ricevette un gran numero di queste macchine, oltre 1.000.

Gli statunitensi lo usarono come aereo destinato a reparti navali basati a terra, ovvero prevalentemente delle squadriglie dei Marines, le quali tra il 1943 e il 1945 si batterono in condizioni durissime contro nemici agguerriti a terra, in mare e in cielo soprattutto nel Pacifico. Il Corsair fu uno dei primi cacciabombardieri multiruolo e come tale operò nella fase finale della guerra. Il suo impiego fece nascere leggende: i Corsair distrussero complessivamente circa 2.130 aerei nemici contro 189 perdite per azione nemica, un rapporto di ben 11 a uno. I Corsair distrutti dall’antiaerea furono circa 350, mentre quelli persi per incidenti furono non meno che quelli perduti per azione nemica, oltre 500 macchine (aveva problemi cronici di resistenza strutturale oltre i 700 km/h). Negli anni del dopoguerra il Corsair, ormai migliorato da ben 350 modifiche principali e 2.000 minori rimase a lungo in linea, mentre i piloti ormai erano abituati alle sue bizzarrie. Usato in Corea e dai francesi addirittura nella guerra del 1956, questa macchina, ancora oggi ben apprezzata dai collezionisti, ha fatto dimenticare l’Hellcat ed è andata ad equipaggiare le aviazioni di praticamente tutte le nazioni dell’America latina in un congruo numero di macchine fino alla fine degli anni sessanta.

Il Corsair e la squadriglia delle ‘Pecore nere’

Corsair delle Pecore Nere a Espiritu Santu

Corsair delle Pecore Nere a Espiritu Santu

Il Marine Fighter Squadron 214 è passato alla storia per le azioni di combattimento nella campagna del Pacifico. Negli anni ’70 le missioni della squadriglia, le stranezze e l’audacia del suo comandante, Gregory Pappy Boyington, divennero una serie di telefilm, trasmessa anche in Italia e ricordata da tutti gli appassionati di guerra. La squadriglia fu formata nel luglio 1942, e assegnata alla stazione aerea dei Marine Corps Ewa, sull’isola di Oahu alle Hawaii. Inizialmente furono chiamati «Swashbucklers», presero parte alla battaglia per le Isole Salomone, decollando da Henderson Field a Guadalcanal. Furono sciolti dopo questo primo combattimento e la designazione dello squadrone fu data al comando dei marine sull’isola Espiritu Santu nelle nuove Ebridi, aeroporto di Turtle Bay.

La prima patch della squadriglia VMF-214 Swashbucklers

La prima patch della squadriglia VMF-214 Swashbucklers

La squadriglia venne formata nuovamente nell’agosto 1943, quando 27 piloti sotto la guida del maggiore Gregory “Pappy” Boyington dettero vita agli originali “Black sheep” del VMF-214. All’inizio allo squadrone non fu assegnato nessun aereo o personale ausiliario, ma volarono prima da Guadalcanal poi alle Isole Russell su aerei prestati in condizioni non soddisfacenti.

La Patch originale delle Pecore Nere di Boyington

La Patch originale delle Pecore Nere di Boyington

La sera del 13 settembre 1943, gli uomini di VMF-214 si radunarono con il comandante e cominciarono a pensare al soprannome da darsi. Inizialmente lo squadrone si chiamava “Bastardi di Boyington”, per il fatto che l’ufficiale accoglieva tutti piloti senza una squadriglia, e che gli aerei erano pochi, poco affidabili e senza meccanici. Il giorno seguente, il soprannome fu presentato all’ufficiale di informazione pubblica del Corpo dei Marines sull’isola all’epoca, il Capitano Jack DeChant, che lo bocciò; i giornali civili non l’avrebbero mai pubblicato. DeChant ha quindi suggerì il “Black Sheep”, pecore nere perché l’espressione significava essenzialmente la stessa cosa. Tra i piloti c’era di tutto: veterani esperti del dogfighting con diverse vittorie aria-aria al loro attivo, e rincalzi appena arrivati dagli Stati Uniti. Il maggiore Boyington e il maggiore Stan Bailey ricevettero il permesso di riunire i piloti non assegnati in uno squadrone, con la consapevolezza che avrebbero avuto meno di quattro settimane completare l’addestramento ed entrare in azione. Abbandonato il nomignolo “Boyington’s Bastards”, lo squadrone mantiene ancora la banda nera dell’infamia nel crest, composto da una pecora nera sovrapposta, circondata da un cerchio di dodici stelle e coronata dall’immagine del loro aereo, il Corsair F4U.

Le Pecore Nere in combattimento

Le Pecore Nere hanno combattuto per ottantaquattro giorni. Si batterono in volo contro i giapponesi e accumularono un record di 203 aerei distrutti o danneggiati. Militarono nello squadrone nove assi da combattimento con 97 uccisioni aria-aria confermate, furono affondati numerosi trasporti di truppe e rifornirono navi, distrussero molte installazioni, inoltre a numerose altre vittorie. Per le loro azioni, le Black Sheep hanno ricevuto la citazione dell’Unità presidenziale per lo straordinario eroismo in azione. Dopo il loro primo turno di combattimento, 26 piloti dello squadrone lasciarono l’aerodromo di Munda per una settimana di riposo e relax a Sydney, in Australia. Lo squadrone completò il secondo turno di combattimento l’8 gennaio 1944, cinque giorni dopo che il maggiore Boyington era stato abbattuto e catturato dai giapponesi. Le Black Sheep originali furono sciolte e i piloti furono collocati nel Marine Aircraft Group 11.

Il VMF-214 fu ricostituito il 29 gennaio 1944 presso l’aeroporto dei Marines di Santa Barbara vicino a Goleta, in California. Vennero schierati a bordo della portaerei USS Franklin il 4 febbraio 1945 per unirsi alle operazioni in corso su Okinawa. Il 19 marzo, un bombardiere giapponese colpì la portaerei. L’esplosione e il conseguente incendio causarono 772 morti a bordo, inclusi 32 membri delle Black Sheep. Nel corso della guerra, lo squadrone subì 23 piloti uccisi in azione o dispersi e perse 48 aerei a causa di incidenti o contatti nemici. Nell’aprile del 1945, le pecore nere tornarono a El Centro, in California, e poi nella base aerea di El Toro, sempre in California.

Gregory ‘Pappy’ Boyington e i Corsair delle Pecore Nere

Gregory Pappy Boyington

Gregory ‘Pappy’ Boyington

Gregory “Pappy” Boyington fu il comandante della squadriglia delle Pecore Nere. Un uomo spiccio, collerico, ma micidiale in volo con il suo F4U Corsair. Prima della guerra si era laureato in ingegneria aerospaziale. All’univeersità praticò wrestling e nuoto, poi venne assunto alla Boeing come disegnatore progettista ed ingegnere. Iniziò la sua carriera militare nel Corpo per l’addestramento di ufficiali della Riserva. Nel giugno del 1934 fu nominato tenente in seconda del Corpo della Riserva dell’artiglieria costiera e prestò servizio per un paio di mesi a Fort Worden, vicino a Washington. Il 13 giugno 1935 entrò in servizio attivo nel Corpo Volontari della Riserva dei Marines, lasciandolo poi il 16 giugno dello stesso anno. Dopo il periodo nei Marines, ottenne un posto nella Central Aircraft Manufacturing Company (CAMCO), un’organizzazione civile che forniva personale per una unità aerea americana costituita a difesa della Repubblica cinese e della Burma Road durante il secondo conflitto sino-giapponese. L’unità divenne poi nota come Gruppo Volontari Americani, le famose “Tigri Volanti”. In questo periodo a Boyington furono attribuiti abbattimenti di alcuni aerei da caccia giapponesi. Nel 1942 tornò negli Stati Uniti per arruolarsi nuovamente nel corpo dei Marines e fu assegnato all’11° gruppo aeronautico di stanza a Guadalcanal, dove divenne ufficiale comandante della squadriglia VMA-121. Promosso maggiore diventò comandante della squadriglia 214, appunto le Pecore Nere. Il loro velivolo era il Corsair, col quale svolse un’intensa attività nel teatro di guerra del Pacifico. Dalle Isole Russell-Nuova Georgia e Bougainville-Nuova Britannia-Nuova Irlanda, Boyington abbatté 14 caccia nemici nei 32 giorni del primo turno di combattimento del suo squadrone. Entro fine dicembre il suo record era salito a 25 aerei nemici abbattuti. Un fatto tipico fu il suo coraggioso attacco all’aeroporto di Kahili, nella zona meridionale dell’isola di Bougainville il 17 ottobre 1943. Lui, con 24 aerei da caccia, sorvolò in circolo l’aeroporto dov’erano attestati 60 aerei nemici, sfidando il nemico al combattimento. Nella feroce battaglia che seguì furono abbattuti 20 caccia nemici mentre lo squadrone delle “Pecore Nere” rientrò alla base senza alcuna perdita. La squadriglia di Boyington, stanziatosi a Vella Lavella, si offrì di abbattere un caccia giapponese Zero per ogni berretto da baseball inviato loro dai giocatori della World Series: essi ricevettero 20 berretti ed abbatterono molti più aerei nemici.

Pappy Boyington viene preso prigioniero

Boyington raggiunse il record americano di abbattimenti, con il numero di 26 velivoli nemici abbattuti, il 3 gennaio 1944 sopra il cielo di Rabaul, ma il giorno successivo venne abbattuto anche il suo aereo. Dopo una ricerca lunga ma vana, venne dichiarato disperso in combattimento; egli venne recuperato da un sommergibile giapponese, catturato come prigioniero di guerra e trasportato a Rabaul. Nelle sue memorie Boyington sostenne che lo status vero e proprio di prigioniero di guerra non gli venne mai riconosciuto dai giapponesi ed il suo nome non venne comunicato alla Croce Rossa. Egli trascorse il resto del tempo che mancava alla fine del conflitto (circa 20 mesi) in diversi campi di concentramento giapponesi per prigionieri di guerra: prima, provvisoriamente, a Rabaul, poi alle Isole Chuuk, quindi al campo di Ōfuna ed infine a quello di Ōmori, vicino a Tokyo. Per le sue imprese eroiche, gli sono state concesse le più alte onorificenze del Congresso, tra le quali la prestigiosa Medal of Honor and the Navy Cross e dopo la fine del conflitto si congedò con il grado di colonnello.

Boyngton aveva un carattere duro e difficile, noto per il suo scarso rispetto per l’ortodossia. Era anche un forte bevitore, vizio che lo tormentò negli anni del dopoguerra. Divenne popolare nella metà degli anni settanta grazie alla serie televisiva La squadriglia delle pecore nere (Baa Baa Black Sheep), drammatizzazione delle vicende del suo squadrone, che tuttavia fu piuttosto poco aderente a quanto egli stesso aveva raccontato in un libro di sue memorie sul tema. Il suo personaggio fu interpretato da Robert Conrad. Accanito fumatore, Boyington morì nel sonno all’età di 75 anni a Fresno in California. Riposa nel Cimitero militare nazionale di Arlington in Virginia. Venne sepolto con tutti gli onori dovuti ad un decorato con Medal of Honor, compresa un’esibizione celebrativa funebre detta Missing Man Formation (“Formazione in onore del deceduto”), eseguita da cacciabombardieri F-4 Phantom II di stanza nella base aeronautica del Corpo dei Marine di Andrews.

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