S-mine, le armi della seconda guerra mondiale

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La S-mine o Schrapnellmine nella sua nomenclatura completa, è stata una delle armi più micidiali messe in campo dall’esercito tedesco nella seconda guerra mondiale. Gli americani la chiamarono “Bouncing Betty” (Betty saltellante, dal cartone animato americano del 1930 “Betty Boop”). La Germania usò in vasta scala questa mina antiuomo come strumento di difesa passiva: efficace, letale e temuta, venne anche molto imitata.

La S-mine, mina terrestre antiuomo venne progettata e realizzata dalla Germania negli anni ’30 del Novecento. Venne usata largamente dalle forze tedesche durante il conflitto; il meccanismo era molto semplice: attivata dal piede o dall’urto, la mina veniva proiettata in aria a un metro d’altezza (più o meno) per poi esplodere all’altezza della vita della vittima. L’esplosione proiettava in tutte le direzioni un nugolo mortale di shrapnel in genere sfere d’acciaio che riempivano il box dell’ordigno.

Seguendo le specifiche dell’esercito tedesco, la mina venne progettata per l’uso in aree aperte come strumento difensivo contro la fanteria nemica. Ne vennero prodotte due versioni: la SMi-35 (prodotta nel 1935) e SMi-44 realizzata nel 1944.

L’S-mine fu uno dei cardini della strategia difensiva della Germania Nazista. Dal 1935, anno in cui entrò in produzione, venne utilizzata ovunque, soprattutto in prossimità delle linee di difesa (Vallo Atlantico, linea Gotica, ecc) ma anche in zone strategiche nelle aree occupate e nel territorio del Reich per rallentare l’avanzata alleata.  E funzionò. Venne prodotta fino alla fine della guerra. La stima è che la Germania ne produsse più di 1,93 milioni di esemplari. .

La S-mine terrore dei soldati alleati

I primi soldati alleati a incontrare la S-mine furono i soldati francesi della Armée de terre, nel 1939 durante quella che passò alla storia come la ‘strana guerra’ (le primissime operazioni del conflitto). Le incursioni francesi nella regione carbonifera della Saar, furono respinte proprio grazie alla letalità della S-mine. La ‘fama sinistra’ della S-mine, ribattezzata dai francesci si diffuse presto tra le nazioni in guerra. E in molti, in primis gli Stati Uniti, tentarono di copiare il progetto della mina che venne ribattezzata dai francesi, ‘il soldato silenzioso’. Mano a mano che la Wehrmacht conquistava territori (a tempo di record nei primi anni di guerra) la S-mine era largamente utilizzata come strumento difensivo per evitare attacchi alleati. Sia in Europa che in Nord Africa.

Vennero usate in maniera massiccia: oltre 23.000 ne vennero piazzate durante la campagna d’Italia dalla Decima armata tedesca. Ugualmente campi minati vennero creati in Normandia davanti al Vallo Atlantico. Le S-mine erano mescolate ad altre mine piuttosto famose, le Teller-mine anti carro in modo da bloccare soldati e mezzi insieme e rendere più difficile la bonifica.

Durante la campagna d’Europa, gli americani le dettero il nomignolo sinistro di Bouncing Betty; la mina incuteva molto timore, per le atroci ferite che provocava ai soldati. Se non morivano, spesso restavano brutalmente mutilati. Non ci sono statistiche su morti e feriti causati dalle S-mine. Ma di certo tra soldati e civili le vittime furono moltissime.

Dopo la guerra: la bonifica della  S-mine

La produzione delle S-mine, finì con la sconfitta tedesca. Gran parte dei pezzi in deposito furono distrutte con il disarmo della Germania, alcune probabilmente divennero preda di guerra e oggetto di studio degli alleati che ne produssero diverse versioni. Quelle che vediamo nella gallery, la prima inerte, la seconda modello ‘scuola’ per capire come fossero fatte, sono nella disponibilità di Vincenzo di Domenico di Biancavilla di Traxarm.

Finita la guerra, restava l’enorme problema della bonifica. I tedeschi avevano minato l’Europa, i tedeschi contribuirono con un altissimo tributo di vittime a sminarla. Durante l’occupazione militare della Germania e la ricostruzione postbellica dell’Europa, il Corps of Engineers americani, il nuovo governo francese e il Ministero della Difesa inglese si impegnarono in una delle più prolungate ed efficaci opere di sminamento nell’Europa Occidentale. Gli stati misero in campo i propri artificieri, ma la forza lavoro era composta prevalentemente da prigionieri di guerra tedeschi. Questa operazione congiunta eliminò la maggior parte dei rimanenti campi minati nella metà occidentale dell’Europa, e fu grandemente aiutata dalla meticolosa burocrazia tedesca di marcare e registrare la posizione dei campi minati.

Ancora oggi però, in maniera sempre più rara in verità, si verificano incidenti causati dall’accidentale detonazione di mine in Nord Africa, paesi dell’ex-Patto di Varsavia, Francia e Germania. Nord Africa ed Europa dell’Est hanno un numero particolarmente alto di aree minate non bonificate risalenti al secondo conflitto mondiale, perse tra le sabbie del deserto o dimenticate dalle autorità.

Tecnica: come era fatta la S-mine

La S-mine era realizzata usando un cilindro di circa 13 cm d’altezza e di 10 cm di diametro. Il sensore era gli inneschi erano in un pezzo a parte, filettato per essere avvitato al corpo principale della mina. Nella SMi-35 il detonatore era al centro sul lato superiore; nella SMi-44 era spostato verso il bordo. Il peso era intorno ai 4 kg a seconda della carica principale usata, se era TNT in polvere o solido. La carica propellente (che faceva scattare in alto la mina e la innescava) era polvere nera e il sensore di pressione standard usava una capsula a percussione.

L’innesco principale faceva partire la carica propellente quattro secondi dopo essere stato attivato. La polvere nera con l’esplosione faceva salire la mina a un’altezza tra un metro e un metro e mezzo: dall’inguine al petto della vittima. Si attivavano anche i tre cilindretti posti a corta distanza dai tre detonatori. Questi cilindretti ritardavano lo scoppio abbastanza da permettere alla mina di raggiungere un’altezza appropriata prima di esplodere.

Il sensore di pressione standard era progettato per attivarsi se premuto con una forza dai 7 kg in su. Questo era per assicurarsi che non fosse innescato da animali o “impatti” naturali. Vi era un adattamento per un innesco con filo a strappo, formato da un congegno a “Y” che avrebbe attivato la mina se il filo fosse stato tirato.

L’S-mine era normalmente innescata da una spoletta a pressione con tre “baffi” in cima. La mina poteva anche essere modificata per attivarsi con un filo a strappo, e l’esercito tedesco provvedeva uno speciale adattatore agli ordigni per questo proposito. Il tubo d’acciaio che conteneva l’innesco era filettato per prendere qualunque miccia o detonatore standard della Wehrmacht, permettendo che il sensore venisse rimosso e la mina fatta brillare deliberatamente da un operatore umano. Arrivata all’altezza giusta, la mina esplodeva scagliando 360 sferette d’acciaio tutto intorno. Oltre alle sferette furono utilizzate anche sbarrette o schegge. Si trattava di un’arma letale entro un raggio di 20 m (secondo i manuali di utilizzo tedeschi) e poteva infliggere gravi danni fino a 100 m.

La S-mine era trasportata in scatole di legno o di acciaio. Alcune contenevano nove mine, con innesco e detonatori separati, così da essere più sicure durante il trasporto sulle lunghe distanze, altre ne contenevano tre, di solito pronte ad essere posizionate, ma con la sicura ancora innestata, così da poter essere usate rapidamente dal portatore. Nel caso del primo contenitore gli inneschi potevano essere portati in una scatolina a parte o nella scatola stessa.

Per piantare la mina di solito bastava togliere la sicura e seppellire l’ordigno (si poteva farlo solo a mano), ma esistevano altri inneschi, anche multipli, cioè due detonatori che uscivano obliquamente dalla protuberanza in cima, ambedue a strappo, a volte con un innesco centrale a pressione, anche diverso dal più comune con tre baffi.

Per la bonifica l’uso di un metal detector rendeva molto più facile le cose, visto che la S-mine era interamente metallica. Ma non molti reparti lo avevano. Così non restava altro da fare che cercare manualmente, sondando il terreno in maniera obliqua con una baionetta. Scoperta la mina, disinnescarla era relativamente semplice. L’S-mine era fornita di un foro dove una sicura impediva al sensore di venire premuto; la linguetta veniva poi rimossa quando la mina era posizionata. Se l’S-mine presentava questo dispositivo, un oggetto, come uno spillo da cucito, poteva essere posto nel buco, rendendo l’ordigno sicuro. Se la mina era dotata di un dispositivo a strappo o elettrico, i fili di questi potevano essere semplicemente tagliati. I tedeschi usavano spesso porre trappole per scoraggiare il disarmo, dunque la cautela era di massima importanza. A questo punto la mina poteva essere rimossa delicatamente dal terreno, ed il sensore poteva venire facilmente svitato senza pericolo. Se si rendeva necessario rendere la mina completamente inattiva, tre coperchietti sul lato superiore, che davano accesso a i tre detonatori all’interno del corpo della mina, potevano venire svitati rimuovendo così i detonatori.

Le ‘figlie’ della S-mine

L’esercito finlandese iniziò ad acquistare la SMi-35 dalla Germania dopo la Guerra d’inverno nell’ambito di un programma più ampio di aiuto militare reciproco tra le due nazioni. Il soprannome finlandese per l’ordigno era Hyppy-Heikki (Henry Saltellante).

La mina Mle 1939 francese fu ispirata dalla S-mine. Nel 1940, il maggiore Pierre Delalande del corpo genieri francese riuscì a fuggire dall’invasione tedesca della Francia, e raggiunse gli Stati Uniti con i progetti della Mle 1939. Questi disegni portarono allo sviluppo della mina M2, che fu distribuita ai soldati americani nel 1942 ma si rivelò inefficiente in battaglia. L’Esercito statunitense continuò la ricerca sulle mine balzanti che sfociò dopo la guerra nel modello M16, direttamente sviluppato dai progetti catturati riguardanti la S-mine.

L’Unione Sovietica basò il progetto della sua serie di mine OZM sulla S-mine: queste erano simili alla SMi-44, con il lato superiore bombato, e senza i tre “baffi” del sensore. Le mine sovietiche tendevano ad essere molto più semplici concettualmente, infatti invece che essere riempito di pallini d’acciaio l’OZM-3 e OZM-4 erano dotate di un corpo di ghisa che sarebbe frammentato con l’esplosione. La più tarda OZM-72 era riempita di sbarrette d’acciaio, ritornando all’idea originale della S-mine. Ambedue queste mine sono tuttora prodotte in Russia.

Altre nazioni a produrre mine derivate dalla S-mine furono l’Italia (con la serie Valmara 59 e 69) e la Repubblica Popolare Cinese. L’uso di mine terrestri rimane tutt’oggi un argomento controverso. Non a caso mine antiuomo come la S-mine sono state oggetto di vari trattati ed obiezioni di movimenti per i diritti dell’uomo, e sono soggette ad intensi dibattiti internazionali.

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Sistemi d'arma
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