Deterrenza e difesa in Europa, la Nato punta su tecnologia e schieramento rapido delle truppe. L’alleanza si avvicina al confine est con una esercitazione che ha coinvolto più di diecimila militari e 13 nazioni. Si è trattato anche di un banco di prova per il primo dispiegamento su larga scala in tempo di pace della nuova forza di reazione alleata. La guerra in Ucraina, ha riportato indietro le lancette dell’orologio; i combattimenti seppure ad alto contenuto tecnologico avvengono in trincea. Scontri violentissimi, logoranti per gli uomini che li combattono, che vanno a braccetto con l’uso della di droni di cielo e di terra. Il freddo di ‘generale inverno’ ha segnato il lavoro dei militari in questo poligono della bassa Sassonia, un’area enorme di oltre 248 chilometri quadrati che è stata teatro di tiri d’artiglieria, esercitazioni a fuoco, supporto aereo. L’obiettivo è stato mettere alla prova capacità e procedure di dispiegamento della forza di reazione rapida, nonché l’interoperabilità tra le truppe alleate e quelle della Germania, la nazione ospitante. Il comando della componente di terra è stato affidato alla Multinational Division South, con sede in Italia, erede della Divisione “Vittorio Veneto”, grande unità dell’Esercito Italiano. All’esercitazione hanno preso parte anche Grecia, Germania, Repubblica Ceca, Spagna, Lituania, Bulgaria e Turchia, con il supporto aggiuntivo di Francia, Belgio e Regno Unito.
Non solo test militari, c’è uno spazio Ma proprio per cercare di entrare in questo nuovo scenario, accanto all’esercitazione era stato allestito un padiglione statico interamente dedicato all’innovazione con 70 aziende, alcune delle quali provenienti dall’Ucraina per una dimostrazione didattica delle capacità militari raggiunte nell’utilizzo dei velivoli senza pilota. Tecnologia spinta anche sui veicoli d’assalto d’innovazione a partire dal Rheinmetall Caracal, veicolo leggero per le forze speciali.
L’impegno italiano è stato su più fronti, la Multinational Division South ha partecipato all’esercitazione schierando il suo Posto Comando, la cui realizzazione è stata curata dal 78° Reparto Comando e Supporti Tattici “Lupi di Toscana”, pedina logistica della Divisione. Il 7° Reggimento Trasmissioni di Sacile ha seguito tutti gli aspetti inerenti ai collegamenti radio, satellitari ed alle comunicazioni sulle reti classificate. Alle dipendenze della divisione di comando e controllo c’è anche la Brigata Alpina “Julia”, che, già dal luglio scorso è stata inserita nella forza di reazione come unità di manovra. Soddisfazione è stata espressa dal comandante della componente terrestre, il generale di divisione, Giuseppe Scuderi, che ha tracciato un bilancio dell’esercitazione, facendo il quadro anche degli scenari operativi europei (QUI L’INTERVISTA COMPLETA). La forza di reazione Nato, a guida italiana, rappresenta oggi una delle principali piattaforme tecnologiche e operative dell’Alleanza, con un ruolo che va oltre la prontezza operativa: è un hub addestrativo e di innovazione.
La fase di schieramento è cominciata nei primi giorni di gennaio 2026, completando lo schieramento in appena 40 giorni. Il cuore dell’addestramento è stato tutto nel mese di mese di febbraio. La complessa attività di proiezione, coordinata e condotta dal Comando Operativo di Vertice Interforze con il Comando dei Supporti Logistici, ha previsto l’impiego di 3 unità navali e 24 aeromobili, tra velivoli cargo e passeggeri, oltre a 3 convogli ferroviari, 6 elicotteri e 11 autocolonne stradali. Lo sforzo logistico ha consentito la movimentazione di circa 6.000 metri lineari di materiali, mezzi e attrezzature, in condizioni meteorologiche particolarmente impegnative, segnate da nevicate lungo le principali direttrici terrestri e aeree, e da onde fino a 12 metri sull’Oceano Atlantico.
(photo & video: Nato, MnDS, Armymag)















