“Velocità di dispiegamento e tecnologie, sono la chiave per la difesa in Europa”. Durante l’esercitazione Steadfast 2026, abbiamo fatto il punto con il comandante della componente terrestre della Forza di reazione alleata, il generale di Divisione Giuseppe Scuderi. L’alto ufficiale, alla guida della Multinational Division South della Nato, ha guardato all’evoluzione degli scenari con un’attenzione particolare a quelli territoriali.
Generale Scuderi, Steadfast Dart 26 ha messo alla prova la nuova Forza di Reazione Alleata: quali sono le principali novità, in termini di tempi e modalità di schieramento?
«L’esercitazione rappresenta il primo dispiegamento su larga scala della forza di reazione rapida nella sua area di controllo in condizioni di pace. L’obiettivo è testare le capacità e le procedure di proiezione, nonché l’interoperabilità tra le nazioni contributrici di truppe e il Paese ospitante. Si tratta di una forza strategica in grado di operare nei domini terrestre, aereo, marittimo, spaziale, cibernetico e delle operazioni speciali, assicurando effetti in tempi più rapidi rispetto a quanto precedentemente possibile».
In uno scenario di crisi, quanto, in tempo reale e ricevuta l’attivazione, serve oggi alla NATO per lo schieramento effettivo delle forze sul terreno, e Steadfast Dart 26 sta confermando questi obiettivi?
«Possiamo contare sull’esperienza di 80 anni di attività dell’Alleanza condivisa tra i Paesi membri. Ma certo è l’addestramento il valore aggiunto che permette al personale di rispondere ed essere pronto in pochissime ore dalla decisione del dispiegamento. Ci confrontiamo con culture militari diverse, con militari di paesi diversi dal nostro. Ma alla fine è proprio per questo che ci esercitiamo».
La tecnologia è sempre più presente negli scenari della difesa contemporanea. Quanto è importante questa esercitazione e che messaggio manda in termini di deterrenza?
«L’uso della tecnologia negli anni passati era ugualmente importante, ma è cambiato il contesto. Nella fase della guerra al terrore con la sim di un telefono si attivava un ordigno artigianale piazzato in strada. Oggi con la stessa scheda telefonica e lo stesso cellulare si può pilotare un drone. Dalla guerra al terrorismo, siamo passati a uno scenario di combattimento nel quale è rispuntata la trincea, ma dove ci sono anche altissime innovazioni tecnologiche, e dove la velocità di dispiegamento diventa fondamentale.
C’è un aspetto che, in Steadfast Dart 26, ha funzionato meglio del previsto?
«Sono molti i fattori che concorrono alla riuscita di un evento di queste proporzioni. Ci spostiamo attraverso gli stati, possiamo avvalerci della collaborazione del mondo civile, attraverso i trasporti, gli stati, le singole procedure. Sul fronte interno abbiamo nel tempo consolidato modulistica e protocolli logistici, cerchiamo però di farlo in maniera sempre più rapida ed efficiente. In questo caso abbiamo movimentato diecimila militari provenienti da 13 paesi diversi coi relativi mezzi».
Come spiegherebbe il valore di questa esercitazione a un non esperto di cose militari?
«Ci addestriamo per metterci alla prova, e migliorare nelle nostre capacità. Le esercitazioni Nato sono di natura difensiva, trasparenti, proporzionate e condotte nel pieno rispetto degli obblighi internazionali. Lo facciamo a vantaggio della sicurezza di tutti. E credo sia un tema non esclusivamente militare. L’Alleanza rappresenta il comune sentire delle nazioni che dalla fine della seconda guerra mondiale condividono valori sociali e di civile convivenza».



