Ritrovato il relitto dell’incrociatore Giovanni delle Bande Nere

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Ritrovato l'incrociatore Giovanni delle Bande Nere (foto Marina Militare)
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Era stato affondato nel 1942. La sagoma dell’incrociatore Giovanni delle Bande Nere è riapparsa grazie alle immagini riprese dal cacciamine Vieste della Marina Militare che era impegnato in un controllo tecnico e di sorveglianza dei fondali nel mare delle Eolie all’altezza di Stromboli.

Il relitto dell’incrociatore è stato localizzato a circa 11 miglia nautiche a Sud di Stromboli a una profondità compresa tra i 1.460 e i 1.730 metri, in una posizione compatibile con quella del suo affondamento avvenuto l’1 aprile del 1942, mentre era in viaggio da Messina a La Spezia, per effettuare alcune riparazioni in arsenale scortato dal cacciatorpediniere Aviere e dalla torpediniera Libra.

Ritrovato l'incrociatore Giovanni delle Bande Nere (foto Marina Militare)

(foto Marina Militare)

Durante la navigazione, intorno alle 9, fu colpito da due siluri lanciati dal sommergibile britannico H.M.S. Urge. L’incrociatore, spezzato in più tronconi, affondò rapidamente. L’equipaggio era composto da 507 marinai; secondo alcune fonti 381 (altri dicono 287) di loro loro persero la vita.

L’incrociatore Giovanni delle Bande Nere apparteneva alla classe Alberto di Giussano, così battezzato in onore del capitano di ventura del XVI secolo Giovanni delle Bande Nere.

Ritrovato l'incrociatore Giovanni delle Bande Nere (foto Marina Militare)

(foto Marina Militare)

Il suo scafo venne impostato nel 1928 nei Cantieri navali di Castellamare di Stabia, venne varato il 27 aprile 1930 e completato nel 1931. La nave parte all’occupazione dell’Albania. Nel corso della seconda guerra mondiale venne equipaggiato con idrovolanti IMAM Ro.43 e prese parte, insieme al gemello Colleoni alla battaglia di Punta Stilo del 9 luglio 1940. Il 19 luglio dello stesso anno fu inviato in Egeo assieme al Colleoni, per attaccare il traffico nemico in quel mare, ma si scontrò con l’incrociatore australiano HMAS Sydney accompagnato da cinque cacciatorpediniere britannici in quella che divenne la battaglia di Capo Spada.

Ritrovato l'incrociatore Giovanni delle Bande Nere (foto Marina Militare)

(foto Marina Militare)

Nell’occasione la leggera protezione della classe di Giussano dimostrò chiaramente i suoi limiti, dato che nel corso del combattimento tra i due incrociatori italiani e gli alleati immobilizzarono subito il Colleoni che fu poi affondato, mentre il Bande Nere (nave di bandiera dell’ammiraglio Ferdinando Casardi, comandante la II Divisione), colpito da un proiettile con danni leggeri ed alcune vittime, ripiegò per allontanarsi inseguito dal Sydney; nell’inseguimento il Bande Nere fu colpito una seconda volta con riduzione della velocità a 29 nodi (che però poté essere riportata a 32 nodi con riparazioni provvisorie), mentre il Sydney, colpito da un proiettile del Bande Nere con danni lievi al fumaiolo, preferì desistere, anche per la carenza di munizioni da 152 mm ed il rischio di essere attaccato dall’aviazione. Sul Bande Nere ci furono 8 morti e 16 feriti. Continuò il conflitto con alterne fortune tra la Libia e Malta, fino a quando fece rientro in Sicilia per andare incontro al suo destino.

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Seconda guerra
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