Dopo l’invasione russa del febbraio 2022 aveva scelto di raggiungere l’Ucraina, schierandosi dalla parte di Kiev. Secondo quanto emerso dalle testimonianze di amici e commilitoni, Pineschi avrebbe motivato la propria decisione con la volontà di difendere la popolazione ucraina dall’invasione russa, considerando il conflitto come una guerra di difesa nazionale contro un’aggressione esterna.
Nel tempo sarebbe stato inserito in reparti collegati alle forze speciali ucraine, operando nelle aree più calde del fronte orientale fino alla morte avvenuta nella zona di Liman.
Sul fronte filoucraino, il primo nome noto fu quello di Benjamin Giorgio Galli, ex militare originario di Varese morto nel novembre 2022 nella regione di Kharkiv durante operazioni contro le truppe russe. Nel 2024 era poi emersa la morte di Artiom Naliato, giovane combattente con doppia cittadinanza italiana e ucraina. Nel 2025 il conflitto aveva provocato altre vittime italiane: Antonio Omar Dridi e Manuel Mameli, entrambi impegnati nella Legione Internazionale ucraina. A questi si aggiunge ora Alex Pineschi, figura conosciuta negli ambienti della sicurezza privata e già attivo in Iraq e Kurdistan contro l’Isis.
Diversa la posizione degli italiani morti nelle fila filorusse. Il caso più noto resta quello di Edy Ongaro, militante originario del Veneto trasferitosi nel Donbass già prima dell’invasione del 2022 e ucciso nel marzo dello stesso anno durante i combattimenti vicino ad Adveevka. Ongaro combatteva nelle milizie separatiste sostenute da Mosca e rappresenta il primo italiano caduto ufficialmente nel conflitto ucraino contemporaneo.
Il numero complessivo dei volontari italiani partiti per il fronte resta difficile da definire con precisione. Le stime parlano di alcune decine di foreign fighters transitati in Ucraina dal 2022 a oggi. La maggior parte si sarebbe arruolata nella Legione Internazionale di Difesa Territoriale ucraina, struttura creata da Kiev per integrare volontari stranieri sotto comando regolare. Molti di loro combattono attraverso contratti diretti con le forze armate ucraine o con unità territoriali riconosciute.
A oltre quattro anni dall’inizio della guerra, il fenomeno dei foreign fighters italiani rimane numericamente limitato ma simbolicamente rilevante. Un universo eterogeneo che comprende ex militari, volontari ideologici, divisi tra chi ha scelto di combattere per Kiev e chi invece si è schierato con Mosca.




