Primo Novembre 1911, Oasi di Ain Zara, il sottotenente Giulio Gavotti, a bordo del suo Etrich Taube, si prepara a lanciare le granate, coraggiosamente portate a bordo del monoplano, sull’accampamento ottomano sottostante. Le tre bombe Cipelli riecheggiano sul suolo Libico dando inizio a una nuova era, quella degli aeroplani da combattimento. L’esperimento di Gavotti aprì le porte alla terza dimensione del conflitto: il cielo, sfruttato per anni per le ricognizioni, ora destinato a ospitare i prossimi armamenti. Già molti progressi erano stati fatti dalla creazione dell’aereo.
Dal primo volo dei Wright brothers nel 1903 la tecnologia aveva compiuto passi rapidi: motori più potenti di tipo rotativo e non più spingente, strutture più stabili e leggere in grado di garantire all’aereo un tempo di volo prolungato. Poi, nel 1915 l’invenzione delle mitragliatrici sincronizzate, in grado di sparare attraverso il disco dell’elica senza colpirla, montate per la prima volta sui Fokker E.I tedeschi, rese possibili i primi dogfight: i combattimenti tra aerei. Con lo sviluppo dell’aviazione militare emerse anche una nuova figura: quella degli assi.
Il titolo si riferiva ai piloti a cui si accreditavano 5 o più abbattimenti, questa intestazione però non era legato solamente alle vittorie dei piloti ma anche ad un’identità ed etica che si era sviluppata molto presto nell’aviazione. Molti dei primi piloti infatti provenivano dai reparti di cavalleria e, in memoria degli antichi codici cavallereschi, ne istituirono di nuovi. Tra gli esempi di questi nobili comportamenti c’era il rispetto dei cadaveri dei piloti nemici, che venivano segnalati al nemico in modo che potessero avere una sepoltura, e l’uso di portare il nemico in una situazione di inferiorità aerea, facendogli terminare per esempio le munizioni o mettendolo in una posizione dalla quale non si potesse difendere, in modo tale da non ucciderlo ma catturarlo come prigioniero.
In poco tempo gli assi diventarono figure di grande popolarità, grazie anche al contributo della stampa propagandistica, e tutt’oggi ricordiamo piloti come Manfred von Richthofen meglio conosciuto come “Il Barone Rosso” e il suo triplano Fokker Dr.1 rosso, noto per le sue 80 vittorie confermate, o come Francesco Baracca, con il suo SPAD S.VII ornato dal leggendario cavallino rampante, l’aviatore italiano che tutt’oggi possiede il numero più alto di abbattimenti e che nel 1917 diresse la “Squadriglia degli assi” un reparto composto da piloti accuratamente scelti da lui stesso. L’influenza di questi piloti sulla società fu enorme, al punto che i suoi effetti sono ancora visibili oggi. Il cavallino rampante infatti è tutt’oggi presente nel logo di una delle case automobilistiche più prestigiose del mondo, Ferrari, e assi come Baracca e Arturo Ferrarin vengono citati in libri e film in tutto il mondo, l’esempio più famoso è il film “Porco Rosso” (1992) diretto da Hayao Miyazaki.
La battaglia di Ain Zara nella Guerra di Libia
Ain Zara era un’oasi situata pochi chilometri a sud di Tripoli e rappresentava una posizione strategica durante la Guerra italo‑turca (1911-1912), il conflitto con cui l’Italia cercò di strappare la Libia all’Impero Ottomano.
All’inizio della guerra le forze italiane controllavano principalmente la fascia costiera intorno a Tripoli, mentre l’interno era ancora presidiato da truppe ottomane e combattenti locali. Ain Zara costituiva uno dei principali accampamenti nemici e un punto di raccolta per le forze turco-arabe che minacciavano le linee italiane.
Il 1° novembre 1911 il sottotenente Giulio Gavotti decollò da Tripoli a bordo di un Etrich Taube e lanciò a mano quattro granate sull’accampamento ottomano dell’oasi. L’azione non ebbe effetti militari decisivi, ma segnò un evento epocale: il primo bombardamento aereo della storia.
L’episodio dimostrò per la prima volta che l’aeroplano poteva essere usato come arma offensiva. Da quel momento il cielo divenne un nuovo dominio del campo di battaglia, destinato a trasformare radicalmente la guerra nel giro di pochi anni.
Giulio Morviducci






