Due velivoli senza pilota hanno colpito nella notte la base italiana di Camp Singara, a Erbil, nel Kurdistan iracheno. L’attacco – avvenuto all’interno del perimetro dell’aeroporto internazionale della città – non ha provocato vittime tra il personale militare italiano, ma ha causato danni ad alcune strutture e ad alcuni mezzi presenti nel compound.
Secondo le prime ricostruzioni operative, i droni si sarebbero abbattuti nell’area logistica del campo poco dopo le 23:00 ora locale, colpendo la zona ricreativa che i militari del contingente chiamano ‘Il fortino’. L’impatto ha provocato un incendio che ha coinvolto almeno due veicoli parcheggiati nelle vicinanze.
I militari italiani si trovavano già in condizione di allerta per possibili minacce aeree e ha raggiunto tempestivamente i bunker protetti della base. Il sistema di sicurezza del compound ha quindi consentito di evitare conseguenze per i circa 300 soldati italiani presenti.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che tutto il personale è in sicurezza e che l’episodio è stato immediatamente monitorato dai comandi operativi della coalizione internazionale.
A Skytg24 il comandante della base, colonnello Stefano Pizzotti ha confermato: “La base di Camp Singara era in condizioni di preallarme per la situazione di crisi in atto e, verso le 8.30 locali, è stato attivato l’allarme della coalizione per una minaccia aerea. Seguendo procedure già rodate tra tutto il personale, ci siamo recati in sicurezza nei bunker assegnati. Il personale sta bene, era protetto all’interno dei bunker, stanno tutti bene”.
Camp Singara, avamposto italiano nel Kurdistan iracheno
La base di Camp Singara rappresenta uno dei principali avamposti italiani nel nord dell’Iraq. Situata nel sedime dell’aeroporto internazionale di Erbil, la struttura ospita il comando del contingente italiano impegnato nella missione Operazione Prima Parthica.
Il campo funge da hub logistico e da centro di coordinamento per le attività di addestramento e assistenza alle forze di sicurezza locali. Da qui operano istruttori militari, unità di supporto e personale specializzato incaricato di seguire i programmi di formazione delle forze curde.
Camp Singara è inoltre uno dei nodi operativi della coalizione internazionale impegnata nell’operazione Operation Inherent Resolve, la missione multinazionale guidata dagli Stati Uniti per il contrasto allo Stato islamico.
La missione Prima Parthica
L’operazione Prima Parthica rappresenta il contributo italiano alla coalizione anti-ISIS in Iraq. Avviata nel 2014, nel momento più critico dell’avanzata dello Stato islamico nel Paese, la missione ha come obiettivo principale il rafforzamento delle capacità operative delle forze di sicurezza irachene e curde.
Il nome dell’operazione richiama la Legio I Parthica, legione dell’esercito romano istituita dall’imperatore Settimio Severo e schierata in Mesopotamia nel III secolo d.C., un riferimento simbolico alla presenza militare italiana nella stessa regione.
Nel quadro della missione operano istruttori dell’Esercito, dei Carabinieri e di altre componenti delle Forze armate italiane, impegnati in diverse attività: addestramento dei Peshmerga, formazione di unità di fanteria e sicurezza territoriale, supporto alla pianificazione operativa, cooperazione civile-militare con le comunità locali.
Negli anni la missione ha contribuito alla formazione di migliaia di militari curdi e iracheni, consolidando le capacità di sicurezza locali dopo la sconfitta territoriale dell’ISIS. Le forze curde sono diventate un bersaglio nel conflitto in atto in Iran proprio per le notizie circa un possibile attacco da terra avviato proprio da milizie presenti nel Kurdistan iracheno; circostanza che ha di fatto trasformato camp Singara, centro di addestramento dell’esercito curdo, un obiettivo sensibile.
I droni usati negli attacchi contro le basi della coalizione
Il conflitto in corso in Iran Negli ultimi anni le milizie sciite filo-iraniane attive in Iraq hanno sviluppato una capacità crescente nell’impiego di UAV armati o “kamikaze” contro installazioni militari occidentali.
Si tratta spesso di sistemi economici, difficili da intercettare e lanciabili da distanze relativamente brevi, ideali per attacchi dimostrativi o di disturbo.
Tra le piattaforme più utilizzate figurano: Shahed‑136, Qasef‑1 e droni commerciali modificati con cariche esplosive improvvisate. Questi sistemi rientrano nella categoria delle loitering munitions, cioè munizioni circuitanti progettate per colpire il bersaglio con un attacco suicida.
Shahed-136: il drone kamikaze più diffuso
Il drone Shahed-136, prodotto dall’industria militare iraniana, è diventato negli ultimi anni uno degli strumenti più utilizzati nelle guerre a bassa intensità. Ha un gemello russo, il Gerbera, ampiamente utilizzato nei quattro anni di invasione in Ucraina
Caratteristiche principali:
- tipo: munizione circuitante (loitering munition)
- apertura alare: circa 2,5 metri
- raggio operativo: fino a 1.500–2.000 km
- testata: circa 30–40 kg di esplosivo
- propulsione: motore a pistoni con elica posteriore.
- Il sistema viene lanciato da rampe mobili e può essere programmato per volare a bassa quota fino all’impatto contro il bersaglio.
Perché i droni sono difficili da fermare
Gli UAV impiegati dalle milizie irachene presentano alcune caratteristiche che li rendono particolarmente insidiosi per le difese delle basi militari: bassa velocità e quota di volo ridotta, che li rende difficili da individuare dai radar tradizionali, firma radar molto ridotta. costo estremamente basso, che permette attacchi multipli o saturanti, possibilità di lancio da piattaforme improvvisate.
Per contrastare questa minaccia, le basi della coalizione hanno progressivamente adottato sistemi di difesa ravvicinata anti-drone, radar a corto raggio e contromisure elettroniche.
Un teatro ancora instabile
Nonostante la sconfitta territoriale dello Stato islamico nel 2019, l’Iraq resta un teatro operativo fragile. Cellule jihadiste continuano ad agire nelle aree desertiche del Paese, mentre la rivalità tra potenze regionali si riflette nell’attività delle milizie armate. In più il conflitto tra Usa Israele e Iran ha determinato una serie di risposte dirette e indirette ai paesi alleati degli Stati Uniti che rientrano nella Nato e a tutte le basi delle missioni internazionali attualmente operative.
In questo contesto la missione Prima Parthica continua a rappresentare uno degli strumenti con cui l’Italia contribuisce alla stabilizzazione del Paese e al rafforzamento delle capacità delle forze di sicurezza locali. L’attacco con droni contro Camp Singara, pur senza conseguenze per il contingente italiano, ricorda tuttavia quanto la presenza militare internazionale nel nord dell’Iraq resti operativamente esposta e strategicamente sensibile.






