Appuntamento con la storia al Museo reale dell’esercito di Bruxelles. Il Musée Royal de l’Armée et d’Histoire Militaire è dedicato all’Esercito Belga e alla sua storia, dal 1700 ai nostri giorni. Il museo, inaugurato nel 1923, presenta delle collezioni uniche, sia per quantità che per la qualità dei pezzi esposti.
Nel percorso espositivo si presentano centinaia di armi e armature, uniformi militari di varie epoche, onorificenze, quadri, miniature, sculture, cannoni, barche, aerei militari e rappresentazioni interessanti di scene tipiche della II Guerra Mondiale o della vita nelle trincee. Il museo occupa uno degli enormi recinti feriali del Parco del Cinquantenario, costruiti nel 1880, per la celebrazione di una delle ferie internazionali del 50º anniversario della nascita del Belgio come nazione indipendente. Oltre ai padiglioni interni, c’è anche un hangar con oltre 100 aerei di tutte le epoche: ma attualmente è inaccessibile per il restauro del tetto.
La Storia del Museo militare di Bruxelles
Durante l’esposizione universale di Bruxelles del 1910, un giovane ufficiale di nome Louis Leconte decise di raccogliere vari oggetti e manufatti militari ed esporli al pubblico (intenzionato a dare ai visitatori un’idea della storia dell’armata belga nel XIX secolo). Ebbe successo, tanto che le autorità decisero di mantenere esposta la collezione mediante il decreto reale del 28 febbraio 1911, mirando ad aprire un vero e proprio museo permanente. Dopo la prima guerra mondiale, i realizzatori del museo agirono molto in fretta: le collezioni crebbero a dismisura grazie ai contributi dei privati e al supporto del governo. Il 24 giugno 1919, fu chiesto a Leconte di effettuare una selezione del materiale bellico recuperato.
Intanto, l’edificio originariamente scelto per il museo iniziava ad essere troppo piccolo, così fu scelto un altro edificio ospitante, che è lo stesso presso il quale si trova ancora oggi. Il museo fu inaugurato ufficialmente il 28 giugno del 1923 da re Alberto I. In seguito, Louis Leconte lasciò l’attività militare e fu messo a capo della direzione del museo. Durante la seconda guerra mondiale, le forze occupanti chiusero il museo, rendendo accessibile solo la biblioteca. Dopo la guerra il museo venne cambiato radicalmente e fu riaperto al pubblico.
Le tracce del collaborazionismo belga
Il museo ha una sezione molto interessante e completa sulla II guerra mondiale, e oltre all’occupazione nazista, e alla successiva liberazione degli alleati, si analizza in maniera approfondita anche il collaborazionismo nato dopo l’arrivo dei tedeschi . Il Belgio venne invaso il 10 giugno 1940 dalle forze tedesche. Si arrese il 28 giugno, dopo appena 18 giorni di campagna; prima vera tappa del blitzkrieg nazista che portò alla successiva presa della Francia.
Per i belgi furono quattro anni durissimi, durante i quali il collaborazionismo fu significativo, guidato principalmente dal Partito Rexista di Léon Degrelle (di orientamento fascista) e da formazioni nazionaliste fiamminghe. Molti collaborazionisti prestarono servizio nelle truppe tedesche, in particolare nelle SS valloni e fiamminghe, sostenendo l’occupazione nazista contro la resistenza.
Il Partito Rexista, fondato nel 1935, divenne il principale veicolo di collaborazione con i nazisti, specialmente nella parte vallone del paese. Oltre al Rexismo, esistevano forti correnti collaborazioniste nelle Fiandre, spesso basate su ideologie nazionaliste e di estrema destra. Migliaia di belgi si arruolarono volontariamente nelle Waffen-SS e in altre unità tedesche per combattere sul fronte orientale.
Il Belgio nella prima guerra mondiale
Il Belgio ha svolto un ruolo cruciale e tragico all’inizio della prima guerra mondiale. La sua neutralità violata dalla Germania il 4 agosto 1914 ha scatenato l’ingresso del Regno Unito nel conflitto. Nonostante l’invasione e la brutale occupazione (nota come “Stupro del Belgio”), la coraggiosa resistenza belga ha rallentato l’avanzata tedesca, facilitando la successiva controffensiva alleata. La Germania ha invaso il Belgio per attaccare rapidamente la Francia secondo il Piano Schlieffen. Le truppe tedesche commisero atrocità contro i civili, inclusi massacri e saccheggi, portando alla distruzione di città.
Il Belgio oppose una resistenza inaspettata per 11 giorni, rallentando l’invasore. Re Alberto I guidò l’esercito nella ritirata verso l’ultimo baluardo a nord, mantenendo il controllo delle Fiandre occidentali. Durante i quattro anni di occupazione tedesca, dal 1914 al 1918, la popolazione belga ha subito fame, requisizioni, deportazioni e una severa repressione. Il governo si era rifugiato a Sainte-Adresse, in Francia, mentre il Re rimase con il suo esercito al fronte, diventando un simbolo di resistenza. Alla fine l’esercito belga, ricostruito, ha combattuto nella controffensiva finale alleata nel 1918, liberando il paese.
Il museo rappresenta una passeggiata nella storia, tra orrori, speranze, ricostruzione.



























