Reportage Normandia: Harti Schmiedel, pilota

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Il cimitero di guerra tedesco di Mont de Huisnes dove riposano le spoglie di Harti Schmiedel
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Harti Schmiedel, pilota. Una storia che arriva dalla Normandia e racconta l’amore di una donna per il suo fidanzato caduto in guerra e l’ostinazione di un gruppo di ricercatori che non si sono mai dati per vinti

Harti Schmiedel con la fidanzata Margot (foto dal sito absa3945.fr)

Harti Schmiedel con la fidanzata Margot (foto dal sito www.absa3945.fr)

E insieme a quella donna nel 2003 hanno ritrovato il corpo di questo pilota tedesco, permettendogli di riposare in pace nel cimitero tedesco di Mont de Huisnes. Fuori dai percorsi del turismo di massa, a cavallo tra Normandia e Bretagna ci sono altri due sacrari che ricordano caduti americani e tedeschi nei giorni del D-day. Luoghi dove è alto il potere evocativo, e dove si possono ricordare i militari che hanno combattuto in quei giorni fuori dalle ‘attenzioni’ turistiche riservate a quelli della Normandia. Il cimitero americano a Saint James, dove riposano 4.410 caduti statunitensi, per lo più dell’8^ divisione divisione di fanteria, e quello tedesco di Mont de Hisnes, a due passi da Mont Saint Michel (che si vedere benissimo dal sacrario). Si tratta di una enorme cripta circolare del diametro di 47 metri che raccoglie i corpi di 12.000 soldati tedeschi, molti dei  quali persero la vita durante l’operazione Cobra, l’attacco della prima divisione di fanteria americana (il grande uno rosso) verso la Bretagna. E’ qui che riposa Harti Schmiedel. Un giovane tedesco come i tanti che sono accanto a lui e che hanno pagato con la vita la follia di Hitler

L’educazione dei giovani tedeschi al Nazionalsocialismo

I Me 109 della Jagdgeschwader 53 sul fronte italiano (foto Bundesarchiv)

I Me 109 della Jagdgeschwader 53 sul fronte italiano (foto Bundesarchiv)

Harti Schmiedel era nato nel 1922 a Neudorf, in Sassonia. Una famiglia borghese la sua: il padre aveva un’azienda tessile specializzata in guanti e intimo femminile. Aveva due fratelli, Herbert, Gotthard, di due e cinque anni più giovani. Era un brillante sportivo, studioso e capace. Prese il diploma a 17 anni, subito dopo lo scoppio della guerra. Harti era iscritto alla Gioventù Hitleriana, cresciuto nel pieno dell’indottrinamento nazista, appena diciottenne decise di arruolarsi: il 15 ottobre 1940, superò l’esame di ammissione per diventare pilota della Luftwaffe e intraprese un addestramento senza incidenti, rivelandosi rapidamente uno dei più capaci. Aveva già conosciuto Margot, una ragazza di due anni più giovane che frequentava la piscina di Neudorf. Non smise mai di frequentarla.

Gli incarichi operativi

Avieri della Raf ispezionano un ME109 con l'asso di Picche (foto Imperial War Museum)

Avieri della Raf ispezionano un ME109 con l’asso di Picche (foto Imperial War Museum)

Harti Schimiedel divenne un pilota da caccia, venne assegnato a un reparto che volava con i Messerschmitt Bf 109, il Jagdgeschwader 53 “Pik As” (asso di picche). Il primo incarico operativo fu in Africa, poi in Sicilia tra Comiso e Catania durante la campagna d’Italia. Il 19 aprile 1943 fu colpito e ferito in combattimento, a sud-ovest di Tebourba, durante un attacco ai B-17 del 301 ° BG nella regione di Biserta. Fu recuperato, guarì in un ospedale di Monaco e tornò nel mediterraneo. Fu abbattuto una seconda volta a nord di Napoli. Riuscì ad ammarare accanto a una nave della Kriegsmarine; fu recuperato dai marinai che gli medicarono le ferite al mento e al braccio. Ebbe fortuna: un proiettile da 12,7 rimase bloccato nella gomma del giubbotto di salvataggio, a pochi centimetri dal cuore.

La disfatta in Italia, portò Harti Schmiedel e il suo reparto verso una nuova destinazione in Austria. Dall’Italia però Schmiedel portò anche la malaria; una malattia che significava anche il ritiro dal servizio attivo. Il pilota venne mandato in convalescenza all’ospedale Oberwiesenthal, a pochi chilometri da Neudorf, probabilmente per stare vicino alla famiglia e alla fidanzata Margot. Nell’aprile 1944 il pilota rientrò in azione; l’unità fu trasferita a Francoforte, sulla base di Eschborn dove rimase fino a maggio.

Il D-day

Il cimitero di guerra tedesco di Mont de Huisnes dove riposano le spoglie di Harti Schmiedel

Il cimitero di guerra tedesco di Mont de Huisnes dove riposano le spoglie di Harti Schmiedel

Il 6 giugno 1944, lo sbarco alleato in Normandia segnò una nuova fase nella guerra in Occidente. Immediatamente, il reparto di Schmiedel venne mandato in Bretagna per cercare di arginare le prime ondate dell’invasione alleata. Il Gruppe approdò prima a Le Mans prima di ricadere su Vannes-Meucon a causa dei costanti bombardamenti sulla base. L’8 giugno 1944, Harti ebbe il suo secondo abbattimenti (il primo era stato un Mustang americano); stavolta un B-24 sui cieli di Cherbourg.

Il 12 giugno 1944, alle 9,23 del mattino, tutti gli aerei disponibili del Gruppe decollano per intercettare le ondate di bombardieri Liberator B-24 che sono diretti alla base sottomarina di Saint Nazaire. Harti mitraglia i bombardieri pesanti a bordo del suo “8 Blanc”. Feroci combattimenti avvengono tra bombardieri e caccia. I tedeschi persero 3 aerei, tra questi, quello di  Schmiedel dichiarato disperso.

Le ricerche e il passare del tempo

Il cimitero di guerra tedesco di Mont de Huisnes dove riposano le spoglie di Harti Schmiedel

Il cimitero di guerra tedesco di Mont de Huisnes dove riposano le spoglie di Harti Schmiedel

Mentre il combattimento andava in scena sui cieli tra Normandia e Bretagna, a terra c’era uno spettatore: Henri Gruel, un 23enne che lavorava nella fattoria dei suoi genitori nel piccolo comune di Rheu, lungo l’autostrada Rennes-Lorient. In caso di incursione aerea i contadini della zona si rifugiavano in trincee.

Henri no, quella volta continuò a guardare, e vide perfettamente un aereo tedesco staccarsi dalla battaglia e precipitare al suolo proprio dietro la fattoria. Non ci fu alcuna esplosione. Alcun incendio o sbuffo di fumo. Henri montò a cavallo, arrivando fino al luogo del possibile impatto al suolo. Non trovò nulla se non una plausibile traccia di caduta. In quel punto i campi erano paludosi, non fu possibile cercare oltre. Il contadino tornò indietro.

In Germania Margot non cessò mai di attendere il suo pilota disperso, ma nel 1948 sposò uno dei fratelli di Harti, Guenther.

Il ritrovamento

Il cimitero di guerra tedesco di Mont de Huisnes dove riposano le spoglie di Harti Schmiedel

Il cimitero di guerra tedesco di Mont de Huisnes dove riposano le spoglie di Harti Schmiedel

La ricerca di quell’aereo non cessò mai. Tra leggende e ricerche serie, si arrivò al 2003, quando venne condotta la prima vera campagna di scavo, ma non si arrivò a nulla. La delusione fu enorme ma Henri Gruel decise di procedere ancora, consultando  rilievi topografici e fotografie aeree scattate subito dopo la guerra. Al termine di questi esami emerse una traccia: sovrapponendo i dati rilevati e realizzando nuove misurazioni con apparecchiature più efficienti, venne evidenziata la presenza di una grande massa metallica a 10 metri di profondità. La notizia della seconda campagna di scavo viene diffusa, e poco prima dell’avvio ai lavori, a Henri arrivò una lettera da Neudorf: era Margot. Sempre viva e tra le ultime persone ancora ad aver conosciuto Harti, sperava nell’esito positivo dello scavo in modo da fare il lutto e di salutare il suo fidanzato per l’ultima volta.

Dopo aver tolto il terreno su una vasta area, emerse una terra bruna che aveva odore di benzina. Fu chiaro che stava uscendo qualcosa dalla terra; le speranze di Henri Gruel furono ripagate. Lo scavo fu lungo e l’identificazione dei reperti complicata per le deformazioni dell’aereo dovute all’impatto. Al lavoro c’erano specialisti, con i manuali tecnici dell’aereo. Ogni pezzetto veniva esaminato, ogni passo avanti portava i ricercatori verso quel groviglio di fili che gira intorno all’abitacolo. L’escavatore venne fermato, era il momento di proseguire a mano: Harti era stato ritrovato.

Di lui si sapeva tutto e tanta è stata la commozione nel ritrovare i resti del pilota ancora legato al suo posto. Su una fotografia del JG 53 del 10 giugno 1944, si vedeva distintamente nella tasca sinistra della giacca di Harti Schmiedel un rigonfiamento che indica la presenza di un quaderno. Nella sua giacca da pilota, appena scoperta, un rigonfiamento identico spinse tutti a trattenere il respiro. Aprendo la cerniera, i ricercatori scoprirono il piccolo libro ad anelli che aveva sulla prima pagina l’indicazione “Harti Schmiedel JG 53”. Quando gli elementi della tuta di volo vennero estratti, gli oggetti personali furono aggiornati e ripuliti brevemente in attesa di un restauro più completo. A poco a poco, l’intimità del pilotafu rivelata attraverso vari oggetti a testimonianza della vita e delle speranze di questo giovane tenente di 21 anni.

L’epilogo

Sessant’anni dopo essersi schiantato nella quasi totale indifferenza di una guerra senza pietà, i resti di Harti Schmiedel, furono formalmente identificati. Le spoglie mortali del pilota vennero sepolte l’11 maggio 2005 alla presenza di Margot nel cimitero di Mont-des-Huisnes , vicino a Mont Saint Michel. Grazie agli sforzi dei ricercatori e alla testimonianza dei pochi sopravvissuti di questa epoca, un ultimo tributo può essere pagato a Harti e a tutti i soldati che dalla parte giusta e dalla parte sbagliata hanno pagato con la vita gli orrori della guerra. E un commosso pensiero anche per la sua ragazza, che non ha smesso mai di cercare il suo sfortunato amore.

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Seconda guerra
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