Svt-40, le armi della seconda guerra mondiale

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In configurazione sniper, fu il premio assegnato ai cecchini russi più meritevoli. Lo ricevettero tra gli altri anche la famosa Ljudmyla Pavlichenko, forse il cecchino donna più famosa dell’Armata Rossa con 309 centri confermati e addirittura una ballata scritta dal menestrello a stelle e strisce Woody Guthrie.

L’SVT-40 (in russo Самозарядная винтовка Токарева, образец 1940 года, ovvero fucile autocaricante Tokarev modello 1940) è un fucile semiautomatico utilizzato dall’Armata Rossa durante la Seconda Guerra mondiale. Secondo i progettisti avrebbe dovuto sostituire il Mosin Nagant come arma d’ordinanza dell’Armata Rossa, ma l’invasione dei tedeschi con la necessità di utilizzare tutte le armi disponibili fece tramontare l’ipotesi. Dopo la guerra l’arma era già passata di moda, tanto che venne sostituita con Sks Simonov e AK-47.

Il primo  progetto dell’Svt 40

Il primo progetto è degli anni ’30; nell’idea di Fëdor Tokarev c’era un fucile semiautomatico operato a gas. Dopo il via libera di Stalin, venne bandito un concorso. La prima arma vincitrice, quella di Sergei Gavrilovich Simonov, non si dimostrò adeguata; venne sostituita da quella di Tokarev, e la produzione cominciò prima a Tula, poi alla Izmash con la designazione SVT-38 nel luglio 1939.

L’SVT-38 era un fucile semiautomatico operato a gas tramite pistone a corsa corta. Il concetto ispiratore era la riduzione del peso. I meccanismi di riarmo (non direttamente accessibili senza smontaggio completo) erano ben più complicati di quelli delle comuni armi sovietiche e, senza un’accurata e costante pulizia, era soggetto spesso a inceppamenti. Veniva dato ai soldati con una baionetta e un caricatore amovibile da 10 colpi. Caratteristiche innovative per l’epoca furono il sistema di gas regolabile, il freno di bocca e gli attacchi per ottica ricavati dal pieno del castello. La variante da tiratore scelto (come quella nella gallery fotografica che si trova nella disponibilità di Vincenzo Di Domenico Di Biancavilla di Traxarm) presentava ulteriori sistemi per montare i mirini in modo da poter comunque mirare con gli organi di mira standard se necessario. Il mirino era una variante della PU da Mosin-Nagant, con ingrandimenti 3.5x e tubo accorciato.

Il battesimo del fuoco dell’Svt

Il battesimo del fuoco dell’SVT 38 fu nella Guerra d’inverno del 1939-1940 con la Finlandia. A impressionare i soldati furono più i difetti che i pregi: il fucile era troppo lungo, difficile da mantenere e il caricatore scivolava fuori dall’arma. La produzione  del modello 38 fu interrotta nell’Aprile 1940 dopo 150.000 esemplari. Lo sviluppo portò all’Svt 40. Più raffinato, leggero e dotato di un sistema efficace per il blocco del caricatore. La prima fabbrica a produrre l’arma fu la Tula nel Giugno 1940, seguita a ruota da Izhmash e Podolsk. La produzione del Mosin-Nagant M91/30 non cessò e anzi rimase l’arma principale dell’esercito sovietico, mentre l’SVT-40 veniva fornito ai sottufficiali, la cui maggiore esperienza favoriva le necessità di manutenzione dell’arma.

Stop alla produzione dei semiautomatici

Quando partì l’Operazione Barbarossa nel Giugno 1941, l’SVT-40 era già largamente usato nell’Armata Rossa. In ogni reggimento sovietico (secondo i piani previsti) un terzo dei fucilieri doveva essere armato di SVT-40, ma nella pratica i fucili erano distribuiti casualmente. E l’SVT era troppo complicato per soldati con poco addestramento. Così gradualmente la produzione di SVT-40 calò. Nel 1941 erano stati prodotto oltre un milione fucili, ma lo stabilimento di Izhevsk cessò la costruirli in favore del vecchio Mosin-Nagant. Nel 1942 la produzione calò a soli 264.000 esemplari, e continuò a scendere fino all’ordine di cessazione definitivo nel Gennaio 1945. In tutto ne furono prodotti 1.600.000 unità (che includono 51.710 esemplari da tiratore scelto).

In servizio, l’SVT manifestò spesso la tendenza a disperdere verticalmente i colpi. Per un fucile di precisione, questa tendenza era inaccettabile e la produzione di versioni adibite ai reparti di tiratori scelti venne interrotta nel 1942. Allo stesso tempo le fabbriche cessarono di stampare le scine per ottiche sui castelli. Venne anche tentata una variante automatica dell’arma, nota come AVT-40. Esternamente simile all’SVT-40, con l’unica differenza che la sicura agiva anche da selettore di fuoco.

L’Svt 40 ‘ispira’ il Ge43

Il primo paese straniero ad usare l’SVT-40 fu la Finlandia, che catturò un quantitativo di circa 4.000 fucili durante la Guerra d’inverno e 15.000 fucili durante la Guerra di continuazione. Le potenze dell’Asse catturarono centinaia di migliaia di SVT-40 durante l’offensiva sul fronte orientale. Dato che i Tedeschi erano a corto di armi semi-automatiche, molti SVT-40, ridenominati dalla Wehrmacht G 259(r), furono usati dai tedeschi che ne apprezzarono la maggiore cadenza di tiro sulle lunghe distanze rispetto ai K98. Lo apprezzarono così tanto da studiarlo a fondo e riprendere diversi particolari della meccanica nello sviluppo del Gewehr 43.

Dopo la guerra, gli SVT rimanenti furono ritirati dal servizio attivo e riconvertiti negli arsenali, quindi stoccati. Armi più avanzate, quali l’AK-47, la carabina SKS e il più tardo Dragunov, resero ormai obsoleto l’SVT che venne definitivamente ritirato dal servizio nel 1955. Nonostante il suo breve servizio, l’SVT fu un’arma prolifica nel fronte orientale durante la guerra e fornì l’ispirazione per diversi fucili sia durante che dopo la guerra. Il G 43 tedesco venne pesantemente influenzato dall’SVT-40 sovietico così come la carabina SKS di Simonov nel dopoguerra. Il FAL (e anche il suo predecessore, l’FN-49) utilizzavano un sistema di chiusura e azionamento simile a quello dell’SVT.

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