Lino è tornato a casa, cerimonia per ricordare uno dei caduti di Russia

6 months fa scritto da
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Una cerimonia toccante per ricordare caduti di Russia e tutti coloro che devono ancora tornare. Baiso, comune di Reggio Emilia. Lino era nato qui. Aveva 23 anni nel 1943, quando fu strappato alla famiglia, alle tre sorelle e alla moglie dalla maledetta guerra, durante quella infinita ritirata dal fronte del Don verso casa, baita, come la chiamavano gli alpini. ‘Disperso’, sparito in quella neve che confonde i dettagli del paesaggio e poi uccide. Settanta anni di oblio, poi dalla neve è riemersa la speranza. Lino Incerti da Baiso, Reggio Emilia, di Deodaldo e Borghetti Anna, matricola 8592/57C, classe 1920, forse in qualche modo a casa voleva tornare. E ce l’ha fatta grazie a una spedizione partita dall’Italia lo scorso gennaio per ripercorrere a piedi quei terribili 200 chilometri che nel 1943 i soldati italiani in ritirata ripercorsero tra stenti e gelo fino all’ultima battaglia di Nikolajewka che permise loro di rompere l’accerchiamento dell’armata rossa e tornare a casa. Tanti non fecero ritorno: tra caduti e prigionieri portati nei campi di lavoro russi e sepolti in fosse comuni.

La riconsegna del piastrino

Durante il cammino, organizzato da Danilo Dolcini dell’associazione «Sulle orme della Storia», ai marciatori sono stati consegnati due piastrini militari di nostri soldati. Uno di questi era quello di Lino. Tornati in Italia, è partito il lavoro per rintracciare i parenti, che ha dato buoni frutti. Perché in provincia di Reggio Emilia, c’è ancora un nipote di Lino, Uber Bezzi, che ha ricevuto nelle sue mani il piastrino dello zio. «Lino – ha raccontato racconta Uber Bezzi – era il fratello di mia madre, che aveva altre due sorelle. Da quando venne dichiarato ‘disperso’, nessuno in famiglia aveva avuto più notizie o informazioni. Sono commosso: non potremo riavere indietro lui, ma almeno una testimonianza, un segno tangibile della sua vita purtroppo finita in giovane età». Alla cerimonia organizzata dal comune di Baiso erano presenti ilgruppo di viaggiatori che lo ha avuto in consegna e ma anche le associazioni combattentistiche e le autorità militari e civili. Lino Incerti è stato ricordato e commemorato come merita, dopo quasi ottant’anni di oblio; ma ancora tanti caduti italiani di quella terribile ritirata a 30 gradi sotto zero aspettano di tornare a casa

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Seconda guerra
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